Elezioni regionali del Lazio: intervista a Ilaria Usai, dell’Area Politica “Verso il Partito del Lavoro”, candidata nella lista Polo progressista di sinistra & ecologista

La vostra area politica ha deciso di formare, insieme ad altre componenti della sinistra ed ecologiste, la lista Polo progressista di sinistra & ecologista in appoggio a Donatella Bianchi, candidata del M5S a Presidente della Regione Lazio. Ci puoi spiegare le motivazioni di questa scelta? –

La scelta dell’Area Politica “Verso il Partito del Lavoro”  è una scelta di grande coerenza e coraggio. Molto più facile legarsi a qualcosa di predeterminato, già esistente, più difficile e pieno di incertezze è costruire con altri compagni qualcosa di nuovo che è in divenire. E tutto questo è difficile sia in termini di messa in discussione personale e collettiva sia in termini fattivi. La scelta è il frutto di un percorso già iniziato da parte dei compagni di Articolo1 contrari alla scelta di rientro nel Partito democratico, con l’Assemblea nazionale del 3 dicembre al Frentani in cui è iniziato il dialogo con le forze con le quali, poi, si è costruita questa alleanza, in coalizione con il Movimento 5 Stelle. Questo percorso in questi giorni di campagna elettorale sta rafforzandosi ed è stata una scelta inevitabile che porta ad allontanarsi da chi sostiene un’idea diversa di società e vivibilità e avvicinarsi a chi invece condivide altri principi anche e soprattutto nei fatti.

Quale sarà il futuro di questa aggregazione? Si tratta di un accordo puramente elettorale o ritieni possa essere un punto di partenza per la costruzione di un partito ampio della sinistra non subalterno al liberismo?

Io credo che questo progetto coraggioso ed importante non si fermi alle elezioni, c’è un bisogno disperato di un risveglio culturale e sociale e la Sinistra non può non tornare a rappresentare tutto questo. Il problema della sinistra italiana è che non ha fatto la sinistra da molto tempo, perseverando sulla via al blairismo e perdendo per strada i principi ispiratori del socialismo, prim’ancora del comunismo. Il tema è l’umano e la sua esistenza dignitosa nel mondo, la quale è formata da bisogni, che una sana politica di sinistra non può e non deve tralasciare ed esigenze che corrispondono all’aspetto delle relazioni del tempo libero. Lavorare meno lavorare tutti significa anche dare la possibilità ai cittadini di viversi la propria vita privata, coltivare rapporti, interessi, approfondimenti e ricerca personale e collettiva senza andare in contrasto con i concetti che più volte vengono ribaditi secondo i quali questo produrrebbe un impoverimento della produttività.

Quali sono i temi che ritieni centrali per definire l’identità di un partito della sinistra in questa fase storica?

Un partito di sinistra dovrebbe riprendere i principi fondamentali, studiare e trasformarsi. Soprattutto questo, trasformarsi senza perdere identità. Il tema dell’uguaglianza declinato nei diritti sociali, restituzione della dignità ai lavoratori. Il recupero di quel martoriato art 18, di una equa previdenza, dell’abitazione, del sostegno ma anche civili. Dovrebbe essere europeista nel senso più nobile proposto da Rossi e Spinelli e collegato anche con il mondo. Siamo consapevoli che le condizioni politiche e sociali non sono quelle dell’Europa, tuttavia bisogna riconoscere che ad esempio dal sud America arrivano vittorie come in Cile perché la sinistra fa la sinistra, in Iran le donne, in primis, si ribellano ad uno Stato religioso che nasconde un connubio feroce di patriarcato e di interessi economici.  Sicuramente il tema del pubblico per cui sanità ed istruzione in particolar modo devono ricevere gli investimenti necessari e non soccombere in favore del convenzionato.  L’istruzione ed il comparto Culturale formato da tutto il mondo che riguarda gli artisti va ripensato e valorizzato. Riprendere il discorso della questione femminile perché non bastano le pari opportunità, bisogna andare oltre e capire perché questa nostra cultura fatica a riconoscere l’identità della donna, altrimenti non cambieranno mai le cose, oltre che aumenterà il numero dei femminicidi. Legato a questo ultimo tema va anche approfondito quello della laicità. In ultimo, ma non per importanza, va ridisegnato un mondo verde con virtuose ed ecologiche proposte di smaltimento di tutela dell’ambiente.

Di fronte al consenso ottenuto dalle destre, quali pensi dovrebbero essere le priorità di iniziativa politica di una forza di sinistra?

Essere sinistra! Non rincorrere la destra o prospettive centriste perché così facendo ha perso identità ed i cittadini, i compagni, inevitabilmente lo hanno avvertito. Restituire dignità ad un popolo che non trova una casa dove potersi confrontare e rivolgere le proprie istanze. Riorganizzare e ricostruire un sistema strutturato ed organizzato che sia in grado di tornare ad ascoltare.

La Pandemia di covid, la crisi ambientale e quella energetica, un’inflazione a livelli elevati hanno avuto pesanti ricadute a livello sociale. In questo quadro, quali sono i soggetti sociali a cui questo partito dovrebbe rivolgersi?

Penso che nessuno soggetto sociale debba essere escluso poiché serviamo tutti l’uno all’altro nel vivere collettivo. Certamente una volta per tutte vanno presi in considerazione i giovani. Io ho 36 anni e da sempre sento parlare di attenzione alle giovani generazioni senza mai avvertire un riscontro concreto. Oggi la mia generazione soffre tutte queste mancanze più che mai e vanno proposti interventi seri e radicali. Le nuovissime generazioni invece ci stanno insegnando tanto: dalla cura dell’ambiente alla cura della propria psiche, come dimostrano i giovani del progetto sulla salute mentale “Chiedimi come sto. Gli studenti ai tempi della pandemia” promossa dalla Rete degli studenti medi, dall’Udu – Unione degli universitari e dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil. Oltre ai giovani va sicuramente ripreso il rapporto con il mondo dei lavoratori di ogni categoria e con i soggetti deboli a cui non va solo offerta assistenza, ma vanno creati strumenti per l’emancipazione e lo sviluppo personale e lavorativo. Penso che un partito di sinistra non debba mai dimenticarsi dei soggetti che si impegna a rappresentare e dunque affermare con forza le istanze ad essi legate piuttosto che rimanere fluido e pronto ad alleanze diverse a seconda della tornata elettorale.

Quali potrebbero essere secondo te le modalità di un percorso di ricomposizione a sinistra in vista della costruzione di questo partito?

Lavorare assieme tutti in una costituente di forze politiche e forze sociali, senza che nessuno voglia primeggiare sull’altro in termini di peso politico. Va tutto ricostruito, infatti ritengo che la bellezza di questo progetto sta in questo e nel voler portare ciascuno nella propria individualità e storia un pezzettino che si possa incastrare con gli altri perché mossi dagli stessi principi.

Scopri di più da Laboratorio ecosocialista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere