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di Rodolfo Cilloco –
A un anno dall’inizio della guerra in Ucraina la maggior parte degli osservatori internazionali si aspetta che il conflitto prosegua ancora a lungo, accentuando il suo carattere di guerra di logoramento.
Secondo Gideon Rachman, editorialista capo degli affari esteri per il Financial Times, “Uno scenario ottimista delineato da alcuni funzionari occidentali è che se l’Ucraina respinge la Russia alle porte della Crimea, allora Putin potrebbe essere costretto al tavolo dei negoziati. Nel caso migliore questo (risultato) potrebbe essere conseguito entro l’estate.
Ma ci sono alcuni atti di fede incorporati in quello scenario. (…)
Anche se gli ucraini avanzassero, non c’è assolutamente alcuna garanzia che a questo seguirebbero dei colloqui di pace. Di fronte a ulteriori umiliazioni sul campo di battaglia, è più probabile che Putin tenti di intensificare il conflitto piuttosto che ammettere la sconfitta. Sebbene negli ultimi mesi si sia attenuata, l’dea secondo cui il leader russo potrebbe utilizzare armi nucleari, non è stato del tutto dismessa.”[i]
A ulteriore conferma di come si stia deteriorando il quadro delle iniziative volte a controllare le minacce di uso di armi nucleari è arrivata la decisione della Russia di sospendere la propria partecipazione al New Strategic Arms Reduction Treaty (START), firmato nel 2010 da Obama e Medvedev per limitare il numero di testate nucleari strategiche che i due Paesi possono schierare.
In questo clima fosco si inserisce la presentazione da parte della Cina di un position paper in 12 punti («Posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina»)[ii], per una de-escalation tra le parti e una soluzione diplomatica alla guerra. Il documento non è ancora un vero e proprio piano di pace, ma ne costituisce la premessa perché si rivolge ad entrambi i contendenti, prefigurando un ruolo di mediazione della Cina.
Al primo punto c’è il rispetto di sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti i Paesi secondo le leggi internazionali riconosciute. Conseguentemente, anche se non esplicitato, c’è un riconoscimento della necessità di ripristinare l’integrità territoriale ucraina.
Altro punto qualificante è la richiesta di cessate il fuoco e dello stop ai combattimenti, unita all’indicazione della ripresa dei colloqui e dei negoziati come “l’unica via d’uscita praticabile“. “Tutte le parti dovrebbero sostenere la Russia e l’Ucraina nel lavorare nella stessa direzione e riprendere il dialogo diretto il più rapidamente possibile, in modo da ridurre gradualmente la situazione e raggiungere infine un cessate il fuoco globale.”
I punti successivi riguardano,tra l’altro, la protezione dei civili e la creazione di corridoi umanitari, il mantenimento della sicurezza delle centrali nucleari e il rifiuto sia dell’uso delle armi nucleari (e di quelle chimiche e batteriologiche) sia della semplice minaccia di utilizzarle. Si chiedono poi garanzie per l’export di cereali e lo stop alle sanzioni e alle pressioni unilaterali.
USA, UE e Nato hanno immediatamente respinto il documento cinese, in primo luogo perché non richiede un ritiro incondizionato della Russia, ovvero non accetta di assumere la linea degli alleati occidentali che presuppone una sconfitta decisiva della Russia sul campo di battaglia e/o un cambio di regime prima di avviare qualsiasi negoziato. Questa posizione, negando la trattativa, implica la continuazione ad oltranza della guerra, con tutti i lutti, le distruzioni e i pericoli mondiali che ne conseguono: cosa che i popoli non vogliono.
Più cauto è apparso il presidente Zelenski che, in occasione della conferenza stampa per l’anniversario della guerra, ha dichiarato apertamente di voler incontrare il leader cinese Xi Jinping, l’unico – secondo Zelensky – in grado di fare pressioni su Vladimir Putin e fermare la guerra: “Ho intenzione di incontrare Xi Jinping: penso che gioverà ai nostri Paesi e alla sicurezza nel mondo. Per quanto ne so, la Cina ha storicamente rispettato l’integrità territoriale e, quindi, dovrebbe fare di tutto affinché la Federazione Russa lasci il nostro territorio, poiché è in questo che risiede la gravità (della violazione) della sovranità e dell’integrità territoriale”.[iii]
La posizione cinese inserisce un elemento ulteriore al confronto tra le forze che si sono mobilitate per la fine delle ostilità, un confronto che vede posizioni contrastanti. Mentre tutti rivendicano la pace, le ipotesi su come raggiungerla evidenziano orientamenti molto diversi.
A rischio di schematizzare un dibattito molto ampio e articolato, tra coloro che chiedono la fine della guerra si possono individuare due posizioni: da un lato, si chiede un cessate il fuoco incondizionato, posizione che per alcuni sottende, in modo più o meno palese, la richiesta che gli Stati Uniti e la NATO cessino di fornire agli ucraini i mezzi per la loro difesa. Questa posizione, sebbene sia mossa in alcuni casi da autentico pacifismo e da una reale preoccupazione di risparmiare vite umane, è tuttavia ambigua perché non definisce le condizioni dell’auspicato cessate il fuoco, a partire dalla richiesta del ritiro degli invasori, in mancanza della quale si può legittimamente sospettare di voler ratificare l’avvenuta acquisizione dei territori ucraini con la forza.
Dall’altra parte ci sono coloro per i quali l’opposizione all’invasione russa e il sostegno al diritto degli ucraini a lottare per la liberazione del loro territorio è la considerazione prioritaria. In alcuni casi, non si parla nemmeno di cessate il fuoco: la pace è definita come conseguenza del ritiro delle truppe russe da tutte le parti del territorio ucraino riconosciuto a livello internazionale, che comprende non solo l’intero Donbass, ma anche la Crimea annessa nel 2014. Questa prospettiva, che presuppone una sconfitta militare devastante della Russia, oltre ad essere di dubbia realizzazione, a detta degli stessi esperti militari della NATO, aumenta in modo esponenziale i rischi di una conflagrazione generale, tra cui quelli di una guerra nucleare, oltre ad aggravare ulteriormente i costi umani, economici e sociali del conflitto.
Peraltro, il ritiro delle truppe russe anche solo dai territori conquistati dall’inizio della guerra è di per sé un obiettivo molto difficile da raggiungere, a fronte anche di un sostegno alla guerra che sembra essere ancora maggioritario in Russia, pur con importanti e coraggiose manifestazioni di dissenso.
Il movimento contro la guerra è chiamato a tenere in seria considerazione l’iniziativa della Cina, unico Stato con un’influenza decisiva sulla posizione di Mosca, e a rinnovare gli sforzi e le pressioni, anche sulla leadership cinese, perché si arrivi a una soluzione negoziata del conflitto, basata sulla riaffermazione dei principi dell’inammissibilità dell’acquisizione dei territori con la forza e della risoluzione pacifica dei conflitti, che la Cina continua a invocare.
Accanto a questo si dovrebbe appoggiare la richiesta del ritiro delle truppe russe nelle loro posizioni del 23 febbraio 2022 e quella dell’avvio di negoziati sotto l’egida dell’ONU per una soluzione pacifica duratura, basata sul diritto all’autodeterminazione dei popoli. Questa si può realizzare con il dispiegamento di caschi blu in tutti i territori contesi, sia nel Donbass sia in Crimea, e con l’organizzazione da parte dell’ONU di referendum liberi e democratici, compreso il voto dei rifugiati e degli sfollati di questi territori.
Allo stesso tempo vanno criticati gli atteggiamenti bellicosi nei confronti di Pechino, in particolare quelli degli ambienti oltranzisti a Washington e a Londra, ma anche nel nostro Paese, che aumentano ulteriormente le tensioni a livello globale, accentuando il clima di scontro, e che mettono ulteriormente a rischio la possibilità di una ricomposizione pacifica delle controversie internazionali.
[i] Financial Times del 20 febbraio 2023.
[ii] Ucraina: i 12 punti del piano di pace cinese (agi.it)
[iii] Zelensky apre alla Cina: “Voglio incontrare Xi Jinping. Credo che gioverà alla sicurezza nel mondo” | Euronews