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di Riccardo Antoniucci –
“Ancora niente sanzioni a Israele, e dopo l’Iran i leader hanno dimenticato la Striscia” –
Manon Aubry, europarlamentare francese e co-presidente del gruppo Left, è rientrata dal Portogallo dove il suo partito, la France Insoumise, con altri otto ha lanciato una federazione che si è data come primo obiettivo raccogliere un milione di firme in 7 Stati per presentare alla Commissione Ue la richiesta di interrompere i rapporti commerciali con Israele, per violazione del diritto internazionale nel conflitto a Gaza. “È in corso un genocidio da 18 mesi e i 27 stanno ancora ‘valutando l’ipotesi di ridiscutere’ il trattato con Israele in futuro. Questa mancanza di azione è complicità. Negli ultimi mesi i leader europei avevano dovuto fingere di riconoscere il massacro dei palestinesi, ma con la guerra all’Iran si sono riscoperti grandi difensori di Israele. Non hanno mai smesso di esserlo: l’Ue resta il primo partner commerciale di Gerusalemme e continua a vendergli armi”.
In Francia, il suo governo ha fatto coprire parte degli stand delle aziende israeliane alla fiera della Difesa, condivide?
Il dibattito dovrebbe essere un altro: le armi che inviamo a Israele.
Il G7, dove siedono i principali leader europei, chiede la de-escalation in Iran e afferma il diritto di Israele a difendersi. È la giusta direzione?
Se accettano i bombardamenti preventivi sull’Iran, come possono sostenere la de-escalation? La realtà è che l’operazione israeliana è un diversivo per nascondere il genocidio di Gaza, e un sabotaggio del negoziato sul programma nucleare iraniano. Certo, serve una de-escalation, ma non è Israele che può dettare le condizioni. L’Ue dovrebbe condannare l’abuso di forza del governo Netanyahu.
Meglio la posizione degli Usa, che pare non vogliano firmare la dichiarazione?
È stato Trump a uscire dall’accordo sul nucleare con l’Iran, spingendolo ad accelerare ed espandere il programma di arricchimento dell’uranio. Non nego il rischio dell’atomica iraniana, ma non si può pensare di risolvere il problema con la forza. Né gli Usa né l’Ue sembrano capirlo.
Anche riguardo al conflitto ucraino l’Europa ha risposto con un piano di riarmo…
Io vedo all’opera una insopportabile logica dei due pesi e due misure. Siamo al 17° pacchetto di sanzioni contro la Russia, contro il governo israeliano le sanzioni sono zero. Così non soltanto si aiuta la guerra, ma si indebolisce la credibilità del diritto internazionale. Diamo a Vladimir Putin la possibilità di dire che le sanzioni sono ad personam. L’Ue ha smesso di parlare di pace e così sta perdendo la sua missione. Non è solo incapacità, ma una precisa volontà politica. La sola risposta europea ai conflitti è partecipare al riarmo globale comprando più armi e vendendo più armi. Invece l’unica risposta è la diplomazia: ma i leader europei si rifiutano di assumere questo ruolo. La storia li giudicherà.
Trump ha criticato l’esclusione della Russia dal G8 nel 2014. È una buona idea riammetterla?
Io contesto la legittimità di un vertice in cui pochi leader decidono le sorti del mondo. Servono discussioni multilaterali e l’unica sede legittima sono le Nazioni Unite. Oggi è sempre più necessario riabilitare l’Onu come unica cornice delle discussioni internazionali.
Da Il Fatto Quotidiano del 17/06/2025