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Caro direttore, l’appello di Michele Serra mi ha lasciato perplesso. Innanzitutto perché non c’è la parola “pace” e tra le responsabilità dell’Europa reale c’è quella di avere lasciato a Trump l’iniziativa su questo terreno. Per quale Europa ci chiede di manifestare? Per le politiche che il quotidiano Repubblica ha sostenuto facendo la scorta mediatica a Biden e Netanyahu? Per quella di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e dei governi che hanno seguito Joe Biden sulla strada della guerra “fino alla vittoria” e oggi ubbidiscono al diktat di Trump di aumentare la spesa militare? Per quella che vuole proseguire il conflitto in Ucraina e che è stata complice del genocidio a Gaza? Per quella che ha scelto di fare dell’industria bellica il proprio pilastro da finanziare, facendo debito comune mentre il Patto di Stabilità ci impone di tagliare la spesa per sanità, istruzione, politiche sociali, cultura ecc.? Per quella che ha massacrato la Grecia di Tsipras, ma non lesina miliardi per finanziare la guerra?
L’appello di Serra ripropone lo schema di Biden – democrazie contro autocrazie – che ha spinto i summit della Nato a definire come minaccia la Cina invece di lavorare per un multilateralismo che consenta di porre fine alla “guerra mondiale a pezzi”. È uno schema che non corrisponde alla realtà: la post-democrazia e lo strapotere dei super-ricchi non sono arrivati con la vittoria di Trump, che semmai è il prodotto di decenni di neoliberismo di cui l’Ue è stata attiva sostenitrice. L’Europa reale è quella dei trattati ordoliberisti nei quali non sono al primo posto i principi fondamentali della nostra Costituzione, ma il primato del mercato, quella che ha scelto l’espansionismo della Nato invece della “casa comune” di Gorbaciov.
Quella reale non è l’Europa del manifesto di Ventotene e della Resistenza, anzi ha legittimato i partiti di estrema destra come forza di governo se dicono sì alla guerra. Dopo il summit di Londra e l’annuncio del mostruoso piano europeo di riarmo da 800 miliardi di Ursula von der Leyen non si può proprio andare nella piazza monocromatica. Meglio ritrovarci con le bandiere della pace il 15 marzo in un’altra piazza, per un’altra Europa che non fa la guerra.
Cosa ne pensate?
Maurizio Acerbo segretario Rifondazione Comunista
Da “il Fatto Quotidiano” del 5 marzo 2025