Rapporto OCSE sulla sanità nell’Ue: la sopravvivenza del Sistema sanitario italiano è a rischio

di Rodolfo Cilloco –

Mercoledì 20 novembre medici e infermieri sono scesi in piazza e hanno scioperato 24 ore contro la manovra economica del Governo. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, aveva annunciato un piano triennale nella manovra, mirato all’assunzione di medici e, in particolare, di infermieri, categoria in cui si registra la maggiore carenza di personale. Il ministro aveva indicato un obiettivo di oltre 30mila assunzioni, con la possibilità di arrivare a 40mila, con la priorità data agli infermieri. Di questo piano si è persa qualunque traccia e sono previsti solo dei mini aumenti in busta paga. Si tratta solo dell’ultimo capitolo di una lunga storia di risorse negate alla sanità e al Sistema sanitario nazionale in particolare.

Per comprendere le dimensioni del problema è utile gettare uno sguardo all’ultimo rapporto dell’Ocse Health at glance Europe[1] sullo stato dei sistemi sanitari nei vari Paesi dell’UE, pubblicato la scorsa settimana. Il rapporto sorvola pudicamente sulle cause strutturali della carenza di personale sanitario: a partire dalla crisi finanziaria del 2008/2009 infatti, le politiche di bilancio ultra restrittive concordate in sede europea dal ”grande centro” formato da Popolari europei, Socialisti e democratici, e liberali (l’austerità con le sue connesse “spending review” e i tagli orizzontali ai servizi pubblici) hanno messo i sistemi sanitari in ginocchio, come è risultato evidente dopo la diffusione del COVID-19.

Per quanto riguarda l’Italia, siamo tra i Paesi che investono complessivamente meno risorse nella Sanità. “Secondo i primi dati provvisori del 2023 la spesa sanitaria sul Pil in Italia è stata dell’8,4% sul Pil di cui solo il 6,2% è quella finanziata dallo Stato per la Sanità pubblica, numeri peggiori in Europa ce li hanno solo Grecia e Irlanda. E anche la spesa sanitaria pro-capite lo conferma: per ogni italiano si spende 2947 euro (costo corretto per il potere d’acquisto), in pratica 586 euro meno della media Ue dei 27 che è di 3533 euro e ben al di sotto della Germania dove si spendono 5317 per ogni tedesco o della Francia con 4310 euro per ogni francese”[2].

Inoltre, le stime preliminari per il 2023 indicano che la spesa sanitaria totale pro capite nel nostro Paese è diminuita su base annua di quasi il 4% in termini reali, riflettendo un calo del 4,5% della spesa pubblica e del 2,6% della spesa presso i privati. “La pandemia di Covid ha esercitato una pressione al rialzo sulla spesa sanitaria in tutta l’Ue e, sebbene l’Italia non faccia eccezione, la sua spesa sanitaria è aumentata a un ritmo più moderato rispetto alla maggior parte degli altri Paesi dell’Ue”, analizzano gli autori del rapporto in una nota.

La composizione della spesa sanitaria per fonte di finanziamento rivela che la spesa sanitaria pubblica rappresenta complessivamente i 3 quarti della spesa totale in Italia, una quota inferiore alla media Ue dell’81%. Al contrario, la spesa privata rappresenta il 23% della spesa totale, una percentuale maggiore rispetto alla media Ue del 15%, un chiaro indicatore di come i processi di privatizzazione della sanità pubblica siano sempre più marcati nel nostro Paese.

Sulla carenza di personale il rapporto riconosce che “Sono necessarie azioni urgenti”, infatti “Venti paesi dell’UE hanno segnalato una carenza di medici nel 2022 e nel 2023, mentre 15 paesi hanno segnalato una carenza di infermieri. Sulla base delle soglie minime di personale per la copertura sanitaria universale (UHC), i paesi dell’UE hanno avuto una carenza stimata di circa 1,2 milioni di medici, infermieri e ostetriche nel 2022”.

Per quanto riguarda la “longevità sana” dai dati Ocse si evidenzia che l’aspettativa di vita alla nascita nell’UE ha raggiunto gli 81,5 anni nel 2023, superando di 0,2 anni i livelli pre-pandemia. Tuttavia, persistono disparità significative tra gli Stati membri dell’UE, con un divario di otto anni tra i paesi con le aspettative di vita più alte e più basse. Spagna, Italia e Malta hanno registrato aspettative di vita di oltre due anni superiori alla media UE. La buona notizia è che l’Italia ha l’aspettativa di vita più alta (83,8 anni) solo dopo la Spagna, mentre Lettonia e Bulgaria erano più di cinque anni e mezzo al di sotto.

Insieme al Portogallo abbiamo la maggiore popolazione anziana con il 25% di over 65 nel 2023 che diventeranno il 33% (in pratica un italiano su tre) entro il 2050, cosa che presumibilmente farà crescere sempre di più la domanda di cure. Ma sarà il SSN in grado di rispondere a questa domanda?

Sfortunatamente i dati riportati dal rapporto evidenziano come il nostro Paese si trovi in una condizione critica per la sopravvivenza del nostro Sistema sanitario nazionale nei prossimi anni: “Mentre l’Ue è alle prese con una carenza stimata di 1,2 milioni di operatori sanitari, l’Italia – sottolinea l’Ocse – si trova in una posizione particolarmente precaria. Il sistema sanitario del Paese, già messo a dura prova dall’invecchiamento della popolazione e dall’eredità della Covid-19, deve fare i conti con l’approssimarsi del pensionamento di una parte significativa della sua forza lavoro medica e con un interesse sempre minore per la carriera infermieristica”.

“L’Italia si distingue infatti con il 27% della sua forza lavoro medica di età pari o superiore a 65 anni, prefigurando un sostanziale abbandono dei medici nei prossimi anni. Si prevede che l’uscita di medici dovuta al pensionamento nel paese raggiungerà il picco nel 2025 con il tasso di pensionamento previsto per tornare a livelli normali solo entro il 2030.”

Logica vorrebbe a questo punto che in Italia venisse proposto un piano di assunzioni a lungo termine di medici e infermieri, ma la soluzione del governo è un’altra:” Per mitigare l’impatto di questa prevista ondata di pensionamenti, l’Italia ha implementato misure per trattenere i medici più anziani nel sistema (…) Nel 2024 è stata approvata una legge per sospendere temporaneamente l’obbligo per i medici impiegati dalle strutture pubbliche (SSN) di andare in pensione a 70 anni, consentendo loro di rimanere in reparto fino a 72 anni. Questa legge consente inoltre alle autorità locali dell’SSN di mantenere il personale medico in servizio oltre l’età pensionabile su base volontaria”.

Questa soluzione non dispiace affatto all’OCSE che conduce da anni una battaglia per l’aumento dell’età pensionabile e sottolinea come “Le riforme pensionistiche e un potenziale aumento della capacità e della volontà dei medici di lavorare più a lungo potrebbero avere un impatto significativo sull’offerta di medici e sulle esigenze di sostituzione nel breve e medio termine. Molti paesi dell’UE oltre all’Italia hanno unito gli sforzi (sic!) per aumentare l’età pensionabile legale, frenare il pensionamento anticipato (non sia mai!) e offrire incentivi per una vita lavorativa più lunga (possibilmente bisogna morire sul posto di lavoro!)”. Inoltre, si compiace l’OCSE, “L’età pensionabile normale è aumentata o è destinata ad aumentare nella maggior parte dei paesi dell’UE, raggiungendo una media di oltre 65 anni sia per gli uomini che per le donne che iniziano la loro carriera oggi. In Danimarca, Estonia, Paesi Bassi e Svezia, si prevede che l’età pensionabile normale salirà a 70 anni o più se i guadagni dell’aspettativa di vita si materializzeranno come previsto e saranno applicati i collegamenti legislativi con l’aspettativa di vita”.

In pratica mentre nella parte del rapporto relativa alle aspettative di vita si sottolinea che “Nonostante questi guadagni in anni di vita in buona salute, si può prevedere che meno della metà dell’aspettativa di vita delle persone di 65 anni nel 2022 nell’UE sarà vissuta senza disabilità” per quanto riguarda le professioni sanitarie gli ultra 65enni sono tutti “abili e arruolati!”

Non sorprende che date queste prospettive, le condizioni di lavoro usuranti e i bassi salari (con 32600 euro (corretti per potere d’acquisto) gli infermieri italiani sono i più poveri nell’Ue, superati solo dai greci), le professioni sanitarie esercitino una scarsa attrazione per le nuove generazioni. La situazione è particolarmente critica per quanto riguarda le professioni infermieristiche.

“In Italia ci sono 6,5 infermieri per mille abitanti contro la media Ue di 8,4, peggio di noi solo Spagna (6,2) e Grecia (4,9), mentre a esempio l’Irlanda ne ha 13,3 ogni mille abitanti, la Germania 12 e la Francia 8,8. Qui il nodo è cronico e si trascina da anni come sottolinea tra le righe la stessa Ocse ricordando come «le domande di immatricolazione ai percorsi formativi infermieristici si sono quasi dimezzate dal 2012, nonostante un aumento del 25% del numero di posti disponibili. [3]

Questa tendenza, unitamente all’emigrazione di laureati in infermieristica alla ricerca di retribuzioni più vantaggiose all’estero, solleva apprensioni riguardo alla capacità dell’Italia di colmare le future posizioni infermieristiche», aggiunge ancora il rapporto”.

Di fronte a questa situazione l’OCSE ritiene che “Nel breve termine, migliorare le condizioni di lavoro e la retribuzione è fondamentale per aumentare l’attrattiva della professione e trattenere gli attuali operatori sanitari. Aumentare le opportunità di istruzione e formazione per nuovi medici e infermieri è inoltre fondamentale per aumentare l’offerta, sebbene il suo impatto si farà sentire solo nel medio e lungo termine.”

Non sembra che questo Governo abbia la minima intenzione di procedere in questo senso, né che il finanziamento della sanità pubblica, le condizioni di lavoro degli operatori sanitari e le loro retribuzioni siano una sua preoccupazione, al di là della retorica di facciata delle dichiarazioni e dei convegni, mentre lo sono le spese militari con una spesa diretta prevista di oltre 28 miliardi, con crescita annua del 5,5%[4]. Spetta ai lavoratori della sanità, alle loro organizzazioni sindacali e alle forze politiche sinceramente  reimpegnate per la difesa e la riqualificazione del Sistema sanitario nazionale riportare la sanità e i suoi operatori al centro delle politiche pubbliche.

[1] Health at a Glance: Europe 2024

[2] Marzio Bartoloni, “Sanità, la tempesta perfetta: abbiamo i medici più vecchi e pochi infermieri sottopagati”, Sole 24 ore del 19 novembre 2024

[3] Idem

[4] La previsione di spesa militare dell’Italia nel 2024 – Spese militari

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