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di Alessia Cesana –
Palantir, la società di analisi dati fondata da Peter Thiel, non ha sborsato nemmeno un dollaro di tasse nel 2025. E nemmeno nel 2024. E nemmeno nel 2023. Sono tre anni che l’azienda che per Fortune ha oltrepassato la soglia dei 400 miliardi di dollari di capitalizzazione beneficia del fisco di favore degli Stati Uniti. L’utile netto dell’anno, stando all’ultimo report finanziario, ammonta a 1,5 miliardi di dollari, per un margine del 36%. Se fosse stata applicata un’aliquota fiscale del 21% Palantir avrebbe dovuto versare 330 milioni di tasse.
Il giro d’affari arricchisce direttamente anche Thiel, 73esimo uomo più abbiente del mondo: stando ai dati di Forbes, infatti, il suo patrimonio netto era di “solo” 4,2 miliardi di dollari nel 2023, mentre oggi si aggira intorno ai 28. Il miliardario, che a metà marzo si trova in Italia per tenere conferenze sul tema dell’Anticristo (che ha definito un “dramma importante per l’Occidente”), è stato tra i primi sostenitori di Facebook e l’ideatore di PayPal con Elon Musk. I suoi legami con l’ultradestra statunitense, però, non finiscono qui perché Thiel è stato uno dei principali sostenitori della campagna presidenziale di Donald Trump e del suo vice JD Vance. Il suo lauto sostegno, sia nella prima sia nella seconda corsa alla Casa Bianca, è stato ampiamente ripagato sotto diversi punti di vista.
Innanzitutto, come spiega l’Institute for taxation and economic policy (Itep), ha giovato della riforma fiscale contenuta nella “One big beautiful bill” varata a luglio del 2025. Tra le agevolazioni previste dalla norma -che ha permesso anche a Tesla di non pagare tasse nel 2025- ce n’è una riguardante proprio la ricerca: Palantir ha potuto scontare, anche reatroattivamente, 400 milioni di dollari per lo sviluppo dei suoi software, sfruttati poi dall’amministrazione Trump.
Quest’ultima, infatti, ha stretto ulteriormente relazioni commerciali con la multinazionale. Già nel 2013 l’azienda forniva i propri software di analisi ad almeno 12 enti governativi, tra cui la Cia, l’Fbi, la marina militare e l’Air Force, e fin da allora si discuteva criticamente dell’utilizzo dell’immensa mole di dati raccolta dalle agenzie, connessa e interrogata tramite i programmi di Palantir. L’addestramento e l’integrazione dell’intelligenza artificiale ha moltiplicato le preoccupazioni che venissero impiegati per la sorveglianza di massa e la profilazione. Timori che sono diventati sempre più concreti sul suolo statunitense: ad aprile 2025 Wired ha infatti rivelato come l’Ice, il braccio armato dell’amministrazione Trump per “combattere gli immigrati illegali”, ha versato a Palantir 30 milioni di dollari per progettare l’Immigration lifecycle operating system, un software per rintracciare presunte persone migranti sulla base di informazioni etniche, razziali o religiose, per poi geolocalizzarle ed espellerle dal Paese; è proprio questo tipo di ricerca che i contribuenti statunitensi stanno coprendo con le loro tasse.
Anche le applicazioni direttamente militari di Palantir si sono moltiplicate negli ultimi anni. L’invasione russa dell’Ucraina, ad esempio, è stata un’ottima opportunità per testare e vendere i propri prodotti, fra cui Skykit, un sistema in grado tanto di tracciare e studiare i movimenti dei droni, quanto di spiare i social per immagazzinare e collegare informazioni. A marzo 2025 la Nato ha acquisito l’utilizzo del Maven smart system, uno strumento che intreccia immagini satellitari e giganteschi database per ipotizzare e classificare i target da colpire. L’entità dell’accordo con l’Alleanza atlantica non è stata resa pubblica ma il dipartimento della Difesa statunitense aveva già speso 480 milioni di dollari nel 2024 per assicurarselo. Il colpo grosso per Palantir, però, è arrivato ad agosto 2025, quando ha firmato con l’esercito statunitense un accordo decennale, contenente 75 contratti, per la cifra record di 10 miliardi di dollari.
Anche nel genocidio di Gaza ci sarebbe lo zampino di Palantir. L’amministratore delegato Alex Karp ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg nel 2023 che in Israele c’era forte domanda per i suoi software, senza specificare quali. Che però l’identificazione e la raccomandazione degli obiettivi da bombardare sia stata pesantemente influenzata da sistemi che incorporano l’intelligenza artificiale è fuor di dubbio: “Habsora” (che significa vangelo) e “Lavender” sono due degli strumenti che, ad esempio, come sostiene il Guardian, hanno generato 37mila bersagli solo nella prima settimana di guerra grazie a un metodo imperscrutabile di assegnazione di punteggi. L’indecifrabilità dell’apparato, unita alla quantità e alla velocità dei “suggerimenti” impossibili da vagliare per un operatore umano, invalidano il principio di responsabilità che dovrebbe essere applicato a chi prende le decisioni nei conflitti armati, violando così il diritto internazionale umanitario.
Anche le 168 vittime del bombardamento alla scuola elementare di Shajareh Tayyebeh, in Iran, sono riconducibili a questo sistema delegittimato e incurante delle vite dei civili, colpite non più in modo accidentale ma mirato e ricercato; solo nelle prime 24 ore Stati Uniti e Israele hanno attaccato mille bersagli definiti anche tramite l’intelligenza artificiale. L’istituto scolastico era stato separato dall’adiacente base delle Guardie rivoluzionarie dieci anni prima.