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di Luigi De Magistris –
Domenica scorsa Napoli ha scritto un pezzo di storia: il primo concerto in Europa per la Palestina, per raccogliere fondi da destinare a medici senza frontiere per sostenere un popolo stremato che rischia di essere definitivamente annientato dalle bombe o dalla fame e dalla sete.
Napoli ha risposto alla grande alla chiamata dimostrando un cuore immenso.

Palapartenope stracolmo, sold out già con diversi giorni d’anticipo, tanti artisti che si sono esibiti con profonda generosità, volontari e militanti bravissimi con il loro impegno civile ed umanitario.
L’idea di organizzare questo evento culturale e musicale in particolare, è nata insieme alla comunità palestinese napoletana con la quale si è sempre lavorato molto bene in città.
Sì è pensato che con la musica si potesse far riflettere chi ancora è indifferente e magari provare a scuotere i cuori di pietra di governanti complici della mattanza in corso in Palestina. La musica non ha confini, penetra, emoziona, può arrivare in profondità. Così come assai intense le parole e l’atmosfera di totale empatia e partecipazione che si respirava a Fuorigrotta domenica sera.
Non si può tacere e rimanere indifferenti di fronte ad uno sterminio di un popolo, innanzi a crimini di guerra orribili, ad un vero e proprio genocidio: da ottobre ad oggi 30.000 morti, di cui 10.000 bambini, migliaia di feriti, pazienti operati senza anestesia e medicinali, due milioni di deportati in fuga, 140 giornalisti uccisi, centinaia di medici ed operatori sanitari ammazzati, ospedali rasi al suolo. Israele vuole cancellare un popolo, radere al suolo città e villaggi. Un orrore senza fine che va avanti da un secolo.
È necessario un immediato cessate il fuoco, con la liberazione dei prigionieri, la fine dell’apartheid e dell’occupazione illegale israeliana, la Palestina deve riavere la sua terra illegalmente e militarmente sottratta, avere un proprio Stato, ottenere il ritorno dei profughi e l’allontanamento dei coloni israeliani.
Senza verità e giustizia non si può avere pace e sicurezza. Dalle piazze italiane e del mondo, dalla mobilitazione culturale e politica, viene data anche una risposta a chi pensa di reprimere la sete di giustizia con i manganelli, arrivando a picchiare senza motivo ragazze e ragazzi che non fanno altro che chiedere pace e fine della guerra.
A Napoli musica e parole sono state la migliore risposta ad un governo autoritario che pensa alle guerre, alle armi e alla repressione senza tutelare i diritti del popolo.
Chi oggi sostiene Israele istituzionalmente, economicamente e militarmente è complice del genocidio e dovrà risponderne non solo di fronte alla storia ma anche al diritto internazionale.
Bisogna scegliere: o con gli oppressi o con gli oppressori.