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A dicembre il Governo Meloni ha inserito nella legge di bilancio il taglio del reddito di Cittadinanza avviandone lo smantellamento e annunciando l’abolizione dal 2024.
Nel frattempo è stata annunciata la MIA, misura di Inclusione attiva che dovrebbe sostituire il Reddito di Cittadinanza.
Attualmente, questa misura altro non è che un taglio al RdC. La riduzione del requisito Isee (da 9360 a 7200 euro) e del reddito (inferiore ai 6000 euro annui) esclude un terzo degli attuali beneficiari insieme all’assenza del contributo per l’affitto e la complessiva riduzione degli importi,svela qual è il vero obiettivo del Governo: risparmiare 3 miliardi di euro e fare cassa sulla pelle delle persone.
Siamo ai primi posti nelle classifiche per rischio di marginalità sociale, abbiamo i salari tra i più bassi d’Europa, l’assenza di un salario minimo, pensioni basse, mentre si diffondono sempre più contratti precari, tagli ai servizi sociali e il costo della vita aumenta, in particolare dei costi dell’abitare.
In questi anni il Reddito di Cittadinanza, nonostante limiti e l’impianto discriminatorio e familistico, ha svolto un ruolo decisivo evitando circa un milione di poveri in più, come ci riportano i dati, permettendo ad una rilevante fascia della popolazione di superare la soglia di povertà e arrivare alla fine del mese. Inoltre,ha avuto un impatto importante all’interno dei settori più poveri del mercato del lavoro contrastando il fenomeno dei cosiddetti “working poor”.
Siamo organizzazioni di volontariato, spazi sociali, realtà che si occupano di casa e marginalità, associazioni cattoliche, organizzazioni sindacali e studentesche, spazi transfemministi, comitati di quartiere, centri antiviolenza, palestre popolari, cooperative sociali e insieme a diverse organizzazioni nazionali abbiamo deciso di far sentire in tutta Italia, una voce diversa: quella di chi conosce la povertà, il lavoro sottopagato e sfruttato e le conseguenze dello smantellamento del welfare!
Parte la campagna “Ci vuole un reddito!”: ci mobiliteremo in ogni territorio con una settimana di iniziative dal 1 al 6 maggio, per poi unirci in una grande giornata nazionale a Roma, sabato 27 maggio.
È giunto il momento di rispondere alla guerra a tutte e tutti coloro che faticano ad arrivare alla fine del mese o a chi un lavoro neanche lo ha. È giunto il momento di rispondere e di reagire alla solitudine e all’iincertezza delle nostre vite: alla misura debole, scarsamente finanziata e rivolta a una platea ristretta, proposta dal Ministero del Lavoro, noi opponiamo un Reddito di Cittadinanza inclusivo ed universale.
Sulle nostre spalle c’è il peso della fatica quotidiana, di chi porta avanti il Paese lavorando nei bar e nei ristoranti, nei magazzini e nelle fabbriche, in cambio di paghe da fame e nessun diritto.
Sulle nostre spalle la difficoltà a pagarsi l’università e l’affitto mentre si studia.
Sulle nostre spalle la colpevolizzazione di non aver trovato un lavoro, di non riuscire ad arrivare a fine mese, di essere pover3.
Sulle nostre spalle pensioni sempre più misere dopo anni di sacrifici.
Sulle nostre spalle la difficoltà e la vergogna di non sapere come fare a pagare l’affitto, a mettere un piatto in tavola, con un’inflazione che cresce e sussidi che si azzerano.
Sulla nostra pelle il Governo Meloni ha deciso di impoverire ancora di più milioni di persone in questo Paese, rendendo il lavoro più precario e sfruttabile e abolendo il Reddito di cittadinanza.
Noi non ci stiamo! Sono mesi che ci stiamo attivando in tutto il Paese e il 27 maggio saremo a Roma, alle 14.30 a Piazza dell’Esquilino, per opporci a chi pensa di poter decidere sulla nostra pelle!
#CiVuoleUnReddito #27maggio