Il 1° Maggio, Giorgia Meloni e il decreto sul Lavoro

di Enrico Chiavini –

Noi che militiamo a sinistra dobbiamo stare molto attenti ad evitare l’errore di sottovalutare le capacità politiche dell’estrema destra, che, ahinoi, governa il nostro Paese. Certamente nelle file di questa destra ci sono fior fiore di cialtroni, ma negli atti concreti che mette in campo si vede una lucida capacità politica.

Il Governo Meloni accoppia due obiettivi nella sua strategia concreta: da una parte portare avanti una politica economica, potremmo di dire di classe, che segua pedissequamente le indicazioni del capitale finanziario, una “Agende Draghi” all’ennesima potenza, dall’altra, sul piano dell’assetto politico minare alle basi il nostro sistema democratico parlamentare per aprire la strada a un sistema presidenzialista, alla Orban per intenderci.

Sul primo aspetto, quello economico e sociale, il decreto sul lavoro, emanato non casualmente il 1°Maggio, ne è un chiaro esempio.

Cosa c’è in quel decreto:

– da una parte l’erogazione di una modesta e transitoria elemosina verso il mondo del lavoro strutturato attraverso il taglio del prelievo fiscale per alcuni mesi;

– dall’altra un ulteriore attacco ai settori più deboli della popolazione, una volta avremmo detto il sottoproletariato, attraverso l’abolizione di fatto del reddito di cittadinanza e contemporaneamente un ulteriore precarizzazione del lavoro.

Su quest’ultimo aspetto mi voglio soffermare perché mi pare decisivo.

La precarizzazione del lavoro non inizia adesso, è cominciata da parecchio ormai, ha avuto spinte anche da governi di centrosinistra e il Jobs Act ne è l’esempio più lampante; ora con la rimozione dei vincoli formali alla duplicazione del lavoro precario, l’eliminazione di tutti i limiti all’uso di questo strumento sciagurato fino ad arrivare all’estensione dell’età per l’apprendistato (avremmo fra un po’ nonni apprendisti) contenuti nel decreto sul lavoro, che si vanno a sommare con i provvedimenti già emanati nel Decreto sugli appalti, ecco che il lavoro precario segna un vero e proprio trionfo.

E qui si pone un problema alla sinistra e allo stesso Movimento Sindacale:

davanti a una destra che cerca di incunearsi nella divisione, purtroppo già esistente, fra mondo del lavoro stabile, sempre più debole e ridotto nel numero, e lavoro precario, sottopagato, al nero con forme che rasentano lo schiavismo, davanti a tutto questo che strategia si vuole mettere in campo per ricomporre quello che in questi anni è stato scomposto? Quali parole d’ordine lanciare? Quali momenti di mobilitazione mettere in campo?

Ecco:

la risposta a queste domande è decisiva se si vuole sconfiggere questa destra reazionaria, la risposta a queste domande è decisiva per tutti coloro che vogliono avviare un percorso per la costruzione nel nostro paese di un Partito del Lavoro.

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