Diamoci una svegliata

di Enrico Chiavini –

E’ passata ormai una settimana dalla vittoria di Trump nelle elezioni americane che, da una parte la pochezza del dibattito  politico che questo fatto sta provocando nella sinistra del nostro paese e dall’altra la somiglianza delle dinamiche americane con quelle italiane, dinamiche che ci hanno “regalato” il Governo Meloni, tutto ciò  mi spinge a superare la mia ormai atavica pigrizia e a dare il mio modestissimo contributo.

Per primo va accantonata la banalità di chi dice che gli americani sono gli americani e che ci vuoi fare, banalità che ricorda quello che quando io, giovane militante mi mobilitavo contro la guerra in Vietnam mi diceva mio padre, vecchio tranviere socialista, che ci vuoi fare gli americani sono dei ragazzini. Ecco sgombrato il campo da questa banalità poniamoci alcune domande e cerchiamo di darci alcune risposte.

  1. Per quale motivo i settori popolari dell’America, i lavoratori, le minoranze etniche tradizionale bacino elettorale dei Democratici questa volta votano in massa per un reazionario come Trump?

In questi anni, durante tutta la presidenza Biden, questi settori hanno visto le loro condizioni di vita drammaticamente peggiorate, i giovani hanno perso qualunque speranza nel futuro, e la gestione Biden della politica americana non solo non ha contrastato tutto ciò ma in molti casi  l’ha favorito. Ecco  e che fa il Partito Democratico? Candida la Vicepresidente, dichiarando così nei fatti la volontà di proseguire su questa strada. Poi ci si stupisce che i settori più deboli della società scelgano una macchietta reazionaria che però promette latte e miele e indica come colpevoli il resto del mondo e gli immigrati.

Forse è il caso che anche in Italia ragionassimo un po’.

  • In questi anni l’Amministrazione Biden ha, nei fatti, fomentato la guerra fra Ucraina e Russia e contemporaneamente appoggiato il massacro in corso in Palestina. Anche su questo la candidatura della Vice Presidente non poteva che segnare una volontà di continuità. Poi ci si stupisce che i settori più deboli della popolazione consapevoli che i prezzi  di tutto ciò ricadranno sulle loro spalle votano da una altra parte?
  • Credo sia chiaro a tutti che dietro i due soggetti politici in cui si divide la politica americana non ci sia da una parte forze popolari e dall’altra capitale finanziario, imperi della speculazione, grandi ricchezze. Ma che i due soggetti abbiano, nei fatti, la stessa natura fa si che i settori popolari scelgano quello che più gli sembra convenire e, a volte, li faccia maggiormente sognare.

Dette queste tre “banalità” passiamo all’Italia. Cosa ci può insegnare quello che accaduto in America:

  1. O la sinistra di questo paese cambia linea, abbandona l’Agenda Draghi, cerca faticosamente di affiancare alla difesa dei diritti civili la difesa dei diritti sociali, in particolare del mondo del lavoro; cerca di dare risposte ai drammi sociali che l’impoverimento del mondo del lavoro , la precarizzazione delle nuove generazioni, i drammi di massa che lo smantellamento dello stato sociale, a partire dalla sanità, stanno scaricando sulle masse popolari o rischiamo di tenerci la destra al governo per i prossimi lunghi anni.
  2. Chi negli anni passati ci ha spiegato a sinistra che il modello americano era il modello della vera democrazia e agito con successo in quella direzione, dalla scomparsa dei partiti di massa al bipolarismo d’accatto, di cui questo paese oggi vive, ha fatto se non un crimine contro l’umanità certamente un crimine contro la politica.

Nel nostro paese ci sono molti che la pensano nello stesso modo di come io ho cercato di dire, che sono più o meno organizzati in formazioni politiche: ecco a tutti questi posso rivolgere un silenzioso appello: smettiamola di dividerci su chi ha la bandiera più rossa e apriamo fra di noi un dibattito su come possiamo essere utili , su come possiamo aiutare, per quello che possiamo rappresentare, a far si che lo sciopero generale indetto da CGIL e  UIL sia, come dice Landini, l’inizio di una rivolta popolare