Dichiarazione di non voto

di Enrico Chiavini –

Dopo una riflessione ho deciso che domenica prossima alle primarie per l’elezione del segretario del PD non parteciperò a questa scadenza, e questo per alcuni fortemente validi motivi:

– non credo sia giusto che io partecipi all’elezione del segretario di un partito in cui non milito, in cui non mi riconosco, di cui non condivido né la linea politica né la natura;

– credo invece che avere scelto, da parte di quel partito, questa forma di selezione dei propri gruppi dirigenti sia all’origine della crisi della forma partito e più in generale degli stessi partiti, una delle cause dell’attuale crisi della politica nel nostro paese.

Questo non significa che, come chiunque faccia politica, non sia attento all’esito delle primarie che coinvolge il più grande partito di opposizione a questo governo di destra.

Ma quello che più mi colpisce è la campagna, portata avanti da compagni che non militano nel PD, per spingere al voto a favore della candidata che appare ai loro occhi come quella che può garantire una collocazione a sinistra dei quel partito.

A quei compagni vorrei porre alcune fraterne domande:

– credete veramente che il PD si possa liberare dalla propria cultura e linea politica di stampo liberal-democratico secondo l’esito delle elezioni del segretario, o, piuttosto che quella linea non sia il frutto della natura, ormai consolidata, di quel partito?

– ma avete posto qualche domanda ai vari competitori di queste primarie, se siano d’accordo o no su alcune parole d’ordine che forse sarebbe opportuno dare come risposta alle esigenze che vengono poste dal mondo del lavoro e dai settori più deboli della popolazione nei quali ormai trionfa l’astensionismo?

Per esempio:

– fanno propria o no la rivendicazione del salario minimo per legge?

– sono d’accordo o no a reintrodurre meccanismi d’adeguamento dei salari all’inflazione?

– sono d’accordo o no all’abolizione del jobsact e all’avvio di una politica di lotta senza quartiere al precariato, a cominciare dalla cosiddette cooperative?

– sono d’accordo o no a battersi per una patrimoniale sui redditi alti e le rendite con cui sovvenzionare il rilancio, potremmo dire la salvezza, del sistema sanitario pubblico e per spostare risorse vero i settori più poveri della popolazione?

Le domande potrebbero essere infinite, ma senza risposta a questi semplici quesiti il passaggio di domenica null’altro è che la conferma sia della deriva plebiscitaria che ha raggiunto la politica nel nostro sfortunato Paese, sia della necessità di costruire con spirito unitario un partito di sinistra.