Elezioni regionali del Lazio: intervista a Concetta (Tina) Balì, di Coordinamento 2050, capolista della lista Polo progressista di sinistra & ecologista

La vostra area politica ha deciso di formare, insieme ad altre componenti della sinistra ed ecologiste, la lista Polo progressista di sinistra & ecologista in appoggio a Donatella Bianchi, candidata del M5S a Presidente della Regione Lazio. Ci puoi spiegare le motivazioni di questa scelta? – 

I risultati elettorali del 25 settembre confermano tendenze in corso da tanto tempo. Le ultime decisioni hanno aggravato la distanza della sinistra ufficiale dalle periferie sociali, ma la sua disconnessione sentimentale, prima che politica, da queste è ormai di lunga data, e l’effetto è drammaticamente visibile nel segno di classe che ha il forte astensionismo.

Ci è sembrato però che non è tutto sia buio, perché dal M5S guidato da Giuseppe Conte si affaccia una risposta progressista, che forse è ancora poco strutturata e in alcuni casi forse mostra ancora contraddizioni interne, ma è comunque riconosciuta dalle fasce sociali più in difficoltà e dalle giovani generazioni, soprattutto per i temi ambientali, e il dato delle elezioni politiche ci indica che è di gran lunga il primo partito tra precari e disoccupati e tra i giovani. 

Quale sarà il futuro di questa aggregazione? Si tratta di un accordo puramente elettorale o ritieni possa essere un punto di partenza per la costruzione di un partito ampio della sinistra non subalterno al liberismo?

Noi abbiamo deciso di irrompere sulla scena politica con Coordinamento 2050 e poi con la lista Polo Progressista, perché vogliamo contribuire a rafforzare la risposta che il M5S sta dando ai soggetti che dicevo prima, per fare opposizione a un governo delle destre, che sempre più affronta i nodi strutturali del nostro Paese in modo classista. Ecco, oggi partiamo da questa proposta, per contribuire a una opposizione e a una controffensiva centrata sulle emergenze materiali delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Quali sono i temi che ritieni centrali per definire l’identità di un partito della sinistra in questa fase storica?

Sicuramente rimettere al centro il lavoro e il lavoratore e le lavoratrici. Quindi qualità, diritti, dignità. Per far questo bisogna avere una visione dello sviluppo che tenga insieme transizione ecologica, sociale e rilancio del sistema produttivo e del pubblico. Solo così avremo una ri-connessione con quelle famiglie che non arrivano alla fine del mese, che è il ruolo storico della sinistra.

La Pandemia di covid, la crisi ambientale e quella energetica, un’inflazione a livelli elevati hanno avuto pesanti ricadute a livello sociale. In questo quadro, quali sono i soggetti sociali a cui questo partito dovrebbe rivolgersi?

Le questioni attraverso le quali parlare all’astensione dal voto degli operai, lavoratori precari, disoccupati che è, a mio avviso, il massimo della critica alle politiche fin qui avanzate, sono quelle sotto gli occhi di tutti suffragate dai dati: brutale perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni e dei redditi da lavoro ( solo nel Lazio, per parlare della regione in cui stiamo andando a votare, 7 giovani su 10 hanno un salario al di sotto dei 10.000 euro l’anno), ma anche in ambito di lavoro autonomo troviamo le stesse sofferenze, pensiamo a tutto il mondo delle partite Iva,  o al maggior numero di disoccupati, disoccupazione dovuta alla recessione. Ecco le prime persone a cui rivolgersi, sono persone in carne e ossa che subiscono questa situazione.

Quali potrebbero essere secondo te le modalità di un percorso di ricomposizione a sinistra in vista della costruzione di questo partito?

Il nostro obiettivo per ora è strutturare una rete nazionale e territoriale che, con autonomia politica e organizzativa, ma per ora senza velleità di fondare l’ennesimo partitino, si relazioni con il M5S e lavori alla costruzione delle condizioni per un credibile polo progressista, adeguato alle sfide che questo governo ci pone. La ricostruzione per una credibile alleanza, innanzi tutto tra M5S e PD ( cosa sulla quale ci siamo battuti fino all’ ultimo qui nel Lazio, dove il Pd si è poi fatto scegliere il candidato da Calenda) non può che essere basata sui contenuti, come ha ribadito più volte Conte, che abbiano al centro la tutela e la difesa dei diritti persi in questi anni in cui il PD ha abbracciato acriticamente il neo liberismo, fonte di tante sventure del mondo del lavoro.

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