I problemi legati al termovalorizzatore che Gualtieri continua ad ignorare

di Elena Mazzoni –

Il 20 maggio scorso, all’apertura dell’offerta per il bando del termovalorizzatore di Gualtieri c’era un’unica proposta, arrivata sabato 18 e presentata nella mattina del 20 maggio, e quella proposta è di Acea, o meglio, della cordata realizzata con Hitachi Zosen Inova Ag, Vianini Lavori, Suez Italy e Rmb. 

Nessuno stupore, è andata esattamente come preannunciato due anni fa dal sindaco di Roma a mezzo stampa: la capitale costruirà un termovalorizzatore.

Certo, si potrebbe forse eccepire la singolarità dell’assenza di altre proposte per quello che era un progetto europeo, che nessun altro operatore del settore “waste”, e ve ne sono una infinità, in Europa e nel Mondo, sia stato attratto da un bando da 7,5 miliardi di euro…

C’è un investimento del valore di 946,1 milioni di euro abbinato ad una concessione di 33 anni e 5 mesi.

L’offerta avanzata da Acea è inerente – come da avviso pubblico – all’affidamento della concessione e della progettazione dell’impianto, in cui sono inclusi l’autorizzazione all’esercizio, la costruzione e la gestione sia del termovalorizzatore che delle strutture ancillari: equivale a dire gli impianti che recuperano l’energia e gli altri materiali, dallo smaltimento degli scarti, per reimmetterli sul mercato. 

Produzione di energia che, l’abbiamo detto più volte, è solo una parte davvero residuale della finalità dell’impianto che, nella gerarchia europea dei rifiuti, ai sensi della direttiva 2008/98/CE, anche se produce energia elettrica, è ricompreso tra i sistemi di smaltimento insieme alle discariche. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani sono compresi tra i sistemi di recupero solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a parametri raggiungibili con il teleriscaldamento, eliminando un certo numero di caldaie domestiche, cosa che alle nostre latitudini non è economicamente sostenibile e infatti nessuna città del centro sud con un inceneritore è dotata di tubi per portare il calore nelle case.

L’assottigliamento degli strumenti per arginare, ma anche valutare attentamente la fattibilità dell’impianto, ha fatto sì che non sia stata condotta una verifica sufficiente sul sito più idoneo ad ospitarlo. 

Santa Palomba le caratteristiche idonee non le ha.

A circa 700 metri dal terreno acquistato per la costruzione dell’inceneritore, acquisto su cui è partita un’inchiesta per accertare un presunto danno erariale, in quanto i 10 ettari di terreno, valutati 4 milioni 575 mila, sono stati acquistati a 7 milioni 462 mila euro a cui va aggiunta poi una provvigione straordinaria di euro 223 mila 868 a titolo di mediazione nella misura del 3% del prezzo di compravendita da corrispondere al gruppo Me.Ci srl., insiste la discarica di Roncigliano che ha più di 40 anni, con addirittura 7 invasi e il relativo inquinamento dei terreni.

L’impianto per funzionare ha bisogno di acqua, potabile ed industriale, con stime attorno agli 80.000 metri cubi annui per la prima e circa 2,5 milioni di metri cubi per la seconda, questo nella zona dei Castelli Romani e Santa Palomba che sono, come tutta la Penisola, in sofferenza idrica, combinato disposto di cambiamento climatico, scarse precipitazioni e dispersione della rete. Il Lago Albano ha diminuito nella portata complessiva, tanto che si sta pensando ad opere importanti per poter portare l’acqua all’impianto. “Da 40 anni misuriamo i livelli dei laghi e negli anni ’80 abbiamo denunciato la gravità di questa situazione. Nonostante questo si continua a costruire e aumentare il consumo delle risorse idriche. Non è un problema solo dei laghi ma di tutta la falda dei Castelli Romani. Le soluzioni devono essere serie, non basta dare la colpa a qualche pozzo quando il problema è a livello territoriale. L’inceneritore peggiorerà le cose con oltre un milione di mc in più consumato ogni anno. Gli ecosistemi lacustri stanno andando al collasso, elevato è anche l’impatto del turismo e l’occupazione delle sponde dove sta scomparendo la flora autoctona. Gli andamenti del livello dei laghi sono simili. La velocità di abbassamento dei due laghi, Nemi e Albano, è pressoché identica, dipende dal fatto che la popolazione dei Castelli Romani e le attività commerciali/industriali consumano più acqua di quanto la pioggia riesce a ricaricare le falde. Non dipende dal clima, anche se i cambiamenti climatici peggioreranno la situazione, ne dipende da altre cause. Numerosi studi fatti fin dagli anni ’90 dimostrano che le cause sono il consumo di suolo e i consumi idrici”, dichiarano dalla Bioregione dei Castelli Romani e Riforestiamo i Castelli Romani.

Per il territorio dove dovrebbe sorgere e per le tasche di cittadini e cittadine romani appare più un pacco che un’opportunità il termovalorizzatore.

Intanto Gualtieri canta, come suo solito, stavolta su una panchina, insieme al romanissimo Ultimo, strimpella qualche nota di “Altrove”, l’ultimo successo del giovane cantautore. Altrove, dove dovrebbe guardare il Sindaco per risolvere davvero il problema della gestione rifiuti della Capitale.

Da Huffington post del 24 Maggio 2024

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