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di Fabio Alberti –
Siete pronti e pronte a ricevere la cartolina e il telegramma? La cartolina di richiamo alle armi e il telegramma che comunica che vostro figlio non tornerà
Non sembri un’esagerazione: stanno succedendo cose che non ci saremmo mai immaginati e con i venti di guerra che spirano nel mondo il ritorno della naja è ormai più che probabile.
L’attuale presidente della commissione europea, von der Leyen, candidata ad un secondo mandato con l’appoggio della destra, ha già detto che “la guerra in Europa non è più impossibile, anzi è probabile e dobbiamo prepararci”. A questo proposito le ha fatto eco il centrista presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel aggiungendo: “Se vogliamo la pace dobbiamo preparare la guerra”. E allora giù finanziamenti per rilanciare la produzione di armi. Nel 2023 l’Europa è stato il continente con maggiore aumento della spesa militare. Non si trovano i soldi per ridurre le disuguaglianze, ma per la guerra sì.
Ma se la guerra verrà qualcuno la dovrà fare. Ecco allora che “prepararsi alla guerra” vuol dire anche ripristinare il servizio militare obbligatorio.
Ormai se ne parla apertamente in tutta Europa. In Germania il partito socialdemocratico ha già proposto di reintrodurre la leva che era stata abolita solo 13 anni fa dalla cancelliera Merkel e i conservatori si sono presto accodati. Per non parlare dei neofascisti di Afd. Il governo svedese lo ha già fatto nel 2017. In Danimarca e in Norvegia dove la leva obbligatoria c’era già i socialdemocratici l’hanno estesa anche alle donne. In Francia il centrista Macron si è portato avanti dichiarando di “non escludere” la partecipazione diretta alla guerra tra Russia e Ucraina e mettendo a disposizione del tritacarne ucraino i corpi dei ragazzi e delle ragazze francesi. La Gran Bretagna sarebbe fuori dall’Europa, ma il ministro della difesa del governo di destra non è restato fuori dal dibattito dicendosi favorevole all’ampliamento della riserva obbligatoria. Cose che tra l’altro chiede la Nato a tutti i paesi.
Non poteva mancare quindi chi ha fatto eco a questa tendenza anche in Italia ed ecco Salvini che, mentre giura che non manderà i soldati italiani a combatte (e chi non lo giurerebbe sotto elezioni?) annuncia nello stesso tempo un progetto di legge per reintrodurre l’obbligo di leva e non convincono le dichiarazioni preelettorali del ministro della difesa Crosetto (chi si azzarderebbe di dire il contrario in tempo di elezioni?), anche perché il suo collega di partito La Russa annuncia una “mini naja” di 40 giorni e Meloni ne accenna al raduno degli alpini. Ma invece la mini naja è più che una boutade: potrà essere lo spiraglio per cominciare a riaprire le porte delle caserme. Intanto, per preparare il terreno, all’esercito sonostate aperte le posrte delle scuole, come denuncia l’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.
Ma non servirebbe una legge per mandarci al fronte. La coscrizione obbligatoria in Italia non è in realtà mai stata abolita, ma è solo sospesa. Tutt’ora vengono aggiornate annualmente entro il 10 aprile le Liste di leva da parte dei comuni. Per riprendere la chiamata alle armi basta un decreto del Governo senza nemmeno una nuova legge che passi dal Parlamento. Ma si può cominciare a dire di no come propongono le campagne di obiezione alla guerra del movimento nonviolento e dei disarmisti esigenti
Ostacoli per la verità in Parlamento non si vedono: anche il Partito Democratico ha messo l’elmetto e sostiene il riarmo del nostro paese, solo un po’ più in là. Dalle armi ai soldati il passo è breve.