Il lago dell’ex Snia e Roma est sotto attacco

Un pezzo della capitale subisce l’assedio securitario e speculativo e il gioco di sponda tra influencer del degrado e destre più o meno postfasciste. Per romperlo bisogna difendere i beni comuni. Come la riserva naturale del Prenestino, che è ora di espropriare –

Di Giuliano Santoro –

Un intero quadrante di Roma è sotto attacco da mesi. Si tratta della parte est della città, quella in larga misura perimetrata dai confini amministrativi del V municipio che muove dal Pigneto e attraversando Tor Pignattara, il casilino, Centocellle, il Quarticciolo arriva fino a Tor Sapienza.

Se dovessimo prendere una mappa della capitale per piazzare bandierine lungo il disegno di questi quartieri scopriremmo che si verifica un quotidiano gioco di sponda tra formazioni di destra più o meno estrema, sedicenti comitati di quartiere spuntati ad hoc, campagne del governo e incursioni dei fascio-influencer. In mezzo ci sono anche cittadini in buona fede che di fronte alle contraddizioni reali del territorio vengono tragicamente spinti a manifestare e mobilitarsi contro i più deboli: migranti di prima e seconda generazione, poveri, tossicodipendenti, senza casa, precari. In nome dell’allarme fentanyl, delle emergenze sicurezza e del discorso sul degrado le strade e le piazze vengono rappresentate come fortini da difendere più che come spazi comuni da attaversare e condividere. Si convocano fiaccolate per la sicurezza, si presentano gli imprenditori del decoro. Il prete armato di megafono don Coluccia, i registi dei video-safari contro i poveri degli emissari di Elon Musk Welcome to Favelas, il giustiziere nero col telefonino Simone Carabella. Sono arrivati persino a impedire che il consiglio municipale approvasse un documento contro l’islamofobia: c’è voluta la sorveglianza popolare perché l’atto venisse messo ai voti.

Chi fa vivere la città risponde e costruisce faticosamente l’alternativa. L’altro giorno a TorPignattara duecento persone hanno arginato le poche decine che volevano marciare per le strade multietniche. «’Siamo quello che facciamo” nei nostri quartieri – dicono quelli del Quarticciolo – Siamo e vogliamo essere autonomi. Per troppo tempo ci hanno fatto credere che il nostro nemico è il nostro vicino di casa. Non gli permetteremo di farlo ancora. Il nostro nemico è chi specula sui nostri territori dalle piazze di spaccio ai partiti che non ci ascoltano. Per noi essere antifascisti, oggi in Italia, non è un esercizio estetico, è costruire una palestra e un ambulatorio, sono le lotte politiche e sociali che animiamo per trasformare il nostro quartiere».

Uno degli epicentri di questo scontro è il Pigneto e il lago naturale sorto all’interno del parco dell’ex Snia Viscosa sottratto alla speculazione edilizia dalle lotte. Qui casca l’asino della trappola securitaria. Si dà il caso, infatti, che il vigilantes Simone Carabella, che di mestiere farebbe il personal trainer, sia stato a libro paga per anni del costruttore Pulcini, lo stesso che accampa diritti di cementificazione sull’area protetta del laghetto ribelle. E che lo stesso Carabella, qualche anno fa, sia comparso alla testa di un’improbabile piccolo corteo di figuranti pro-cemento che avrebbero voluto difendere l’azione delle ruspe contro il bene comune protetto dai cittadini dal basso.

Ecco perché sul lago della Snia precipitano molte delle tensioni della città pubblica messa sotto attacco dalla destra. Il 18 ottobre la comunità che difende il lago torna in piazza. Dopo che gli uffici di Roma avevano concesso un controverso permesso a costruire a Pulcini nell’are adella riserva naturale, la mobilitazione ha imposto l’esproprio dei circa sei ettari della Snia. Adesso serve che il consiglio comunale dichiari la pubblica utilità dell’area e che il bilancio di Roma Capitale investa i quattrini necessari per difendere una volta per tutte il polmone di Roma Est.

C’è da fermare l’ennesima speculazione, c’è da costruire servizi pubblici e andare incontro ai cittadini, c’è da dare un segnale alla città che vuole rompere l’assedio che minaccia la capitale e che parla del clima del paese.  Per questo si manifesta. «La vicenda dell’ex Snia si inserisce in un quadro più ampio – dicono i promotori – Le città sono uno dei luoghi in cui il capitale manifesta con maggiore violenza la sua natura predatoria, estrattivista e razzista. Negli ultimi dieci anni a Roma le dinamiche speculative nelle aree periferie e semiperiferiche si sono intensificate. E ciò che accade nel nostro territorio è emblematico».

Da Il lago dell’ex Snia e Roma est sotto attacco | il manifesto