Laura Salzano: «Frontex è una forza paramilitare non regolata dalla legge»

L’esperta di diritto Ue sulla proposta della Commissione di ampliare il mandato dell’agenzia per le frontiere esterne: «I rischi per i migranti saranno enormi. Con i rimpatri tra paesi terzi tutti i problemi osservati in questi anni si moltiplicheranno in modo esponenziale»

di Giansandro Merli  –

Laura Salzano è giurista e ricercatrice presso il Ludwig Boltzmann Institute di Vienna. È specializzata in diritto Ue e diritto Ue della migrazione. Ha dedicato numerose pubblicazioni all’agenzia per le frontiere esterne.

La Commissione Ue vuole ampliare il mandato di Frontex: su quali punti?
La Commissione avrebbe dovuto pubblicare entro febbraio una valutazione di impatto su questa riforma, come avviene sempre con leggi di un certo peso. Si è rifiutata di farlo, rimandando l’impact assessment all’uscita del regolamento. Ma non ha reso pubblico quel documento neanche ora, quindi ufficialmente non conosciamo le ragioni né i possibili risvolti della riforma. È evidente che la Commissione ha lavorato su tre assi: più potere a Frontex sui rimpatri, come chiesto dagli Stati membri; maggiore agibilità all’agenzia sul trattamento dei dati personali, visto che Frontex si ritiene ostacolata dalle norme esistenti, in particolare nella collaborazione con Europol; una cooperazione più agile con i paesi terzi per prevenire ingressi irregolari e semplificare i rimpatri.

Rimpatri anche dai paesi extra-Ue, return hub inclusi.
Sì, anche se il commissario Affari interni e immigrazione Magnus Brunner non ha chiarito chi avrà la responsabilità legale su quei centri, se Frontex o gli Stati membri. Sostiene che lo stabiliranno gli accordi bilaterali, ma il regolamento rimpatri non prevede questo. Brunner non può non saperlo. Un problema del nuovo regolamento è che non vincola la realizzazione dei return hub ad accordi internazionali. Basteranno intese di varia natura, come il memorandum Italia-Libia, che sono difficilmente giustiziabili davanti alle corti.

Se Frontex eseguirà i rimpatri dai paesi terzi aumenteranno i rischi per i migranti?
Certo, saranno enormi. Perché negli Stati extra-Ue, che non aderiscono alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, gli standard di tutela sono molto inferiori. E poi perché non sarà possibile monitorare quello che succede, da un punto di vista legale o giornalistico. Tutti i problemi osservati in questi anni lungo le frontiere esterne si moltiplicheranno in modo esponenziale. Non sapremo cosa accade e non ci saranno strumenti chiari per proteggersi dalle violazioni.

Frontex ha 8mila agenti. Con la riforma arriveranno a 30mila. L’Ue sta formando un esercito anti-migranti?
Di sicuro sta creando una forza paramilitare. La Commissione europea ha 30mila dipendenti e si occupa di tutto il portfolio dell’Unione, Frontex solo di protezione delle frontiere. I numeri mostrano la centralità politica di cui è stata investita l’agenzia, che agisce come una forza di polizia senza essere inquadrata come tale dalla legge. Altrimenti dovrebbe rispettare procedure e doveri, invece opera fuori da un regime di responsabilità.

Che significa?
Che non si capisce mai chi è responsabile tra Frontex e gli Stati membri. È un problema enorme emerso nelle uniche due sentenze sull’agenzia pronunciate dalla Corte di giustizia Ue. A dicembre scorso i giudici del Lussemburgo hanno stabilito che l’unico modo per proteggersi dalle violazioni dei diritti umani realizzate da Frontex potrebbe essere un’azione per risarcimento danni. Questo è gravissimo, sia perché si tratta di un rimedio ex post, sia perché non risolve il problema della violazione di diritti assoluti come il non refoulement o il diritto alla vita. A giudicare dall’articolo 7 del nuovo regolamento il tema della responsabilità non è stato risolto, nonostante la stessa Commissione lo avesse indicato come un punto estremamente problematico. Così si permetteranno i rimpalli di responsabilità, per esempio sulle morti in mare. Nessuno sarà mai ritenuto responsabile.

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